La cronologia biblica

Dato per scontato che i protagonisti delle vicende bibliche erano uomini per nulla diversi dai contemporanei, sembra ovvio che il criterio più attendibile per valutare i tempi del Pentateuco, perché oggettivo, verificabile e non manipolabile, sia quello basato sulle genealogie dei personaggi che in esso compaiono. Criterio che fra l'altro pre­senta il vantaggio di non implicare lo sforzo di “interpretare ” il testo biblico, perché basta prenderlo alla lettera, con le debite avvertenze per i numeri.

Nella Bibbia, soprattutto in Cronache, vengono elen­cate lunghe liste genealogiche. Quelle riportate in Crona­che, tuttavia, appaiono spesso poco attendibili, perché so­no state scritte dopo l'esilio babilonese, in alcuni casi sulla base di una documentazione carente e spesso in contrasto con quelle riportate in libri più antichi. C'è il sospetto che molte di queste genealogie siano state create ad hoc, o quanto me­no manipolate, per giustificare la posizione e le prerogative di personaggi viventi all'epoca, per cui eviteremo, di massi­ma, di prenderle in considerazione.

Le genealogie del Pentateuco vengono invece fornite sempre "casualmente", al solo scopo di identificare il per­sonaggio in questione, non per legittimarne eventuali titoli e pretese; inoltre sono sempre brevi e spesso ripetute più volte. Appaiono quindi del tutto attendibili. Affidabili appaiono anche le genealogie elencate nei libri di Samuele, in particolare quella dello stesso Samuele, di Saul e di Davi­de, che trovano conferma anche in altri libri (ad esempio nel libro di Rut per quanto riguarda Davide) (Rut 4,18-22).

Le genealogie più numerose e accurate sono quelle che riguardano i personaggi protagonisti dell'Esodo, in par­ticolare i Leviti. Aronne era figlio primogenito di Amram e Iochebed; Amram era il primogenito di Cheat, a sua volta secondogenito di Levi, figlio di Giacobbe. Iochebed, inve­ce, era figlia dello stesso Levi e aveva sposato il "nipote" Amram, in ossequio al costume dei matrimoni fra consan­guinei. Genealogie simili, che arrivano fino al capostipite Giacobbe, vengono fornite per altri personaggi che svolgo­no ruoli di primo piano nelle vicende dell'Esodo, come Cora, Datan e Abiram (Nm. 16,1), le figlie di Zelofcad (Nm. 27,1) e così via (vedi seguente tabella).

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Le genealogie vengono fornite normalmente in manie­ra indipendente e in contesti differenti l'una dall'altra, ma­no a mano che si presentano sulla scena i vari personaggi. Non è pensabile, quindi, che il redattore abbia compiuto controlli incrociati e modificato le liste tramandate dalle sue fonti al solo scopo di renderle coerenti tra loro. Questa coerenza tuttavia è assoluta, nel senso che non troviamo mai assieme personaggi appartenenti a generazioni troppo distanti. Tutti i personaggi di cui viene riportato l'albero genealogico, che hanno contatti reciproci, occupano sem­pre posizioni analoghe nella lista. E quando appartengono a generazioni diverse, la differenza di età risulta con evidenza. Nel Pentateuco compaiono centinaia di personaggi, ma non è possibile individuare un solo errore genealogico, cioè di personaggi fatti agire in epoca diversa da quella che compete loro sulla base del proprio albero genealogico.

Le liste genealogiche, quindi, possono essere sfruttate per ricostruire i tempi del Pentateuco, con un criterio ana­logo a quello dendrocronologico, utilizzando le generazioni successive allo stesso modo degli anelli di accrescimento dei tronchi (v. tabella a fig. 2). Legando fra loro liste ge­nealogiche diverse in cui compaiono gli stessi personaggi, si possono ottenere sequenze complete e attendibili da Abramo fino ai re di Israele, la cui esistenza è accettata senza riserve e datata con sufficiente attendibilità.

Ovviamente la precisione che si può ottenere con questo criterio non è assoluta. Ma se le sequenze genealogiche non sono eccessivamente lunghe, gli errori possibili sono alquanto contenuti e non superano in ogni caso i po­chi decenni., Il criterio, quindi, è ampiamente sufficiente a inquadrare con ragionevole certezza il periodo storico in cui i fatti biblici si sono svolti.

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Sulla base di queste premesse risulta abbastanza age­vole determinare l'epoca in cui si sono verificati i fatti bi­blici, basandosi unicamente su dati interni, forniti cioè dalla stessa Bibbia. Vediamo innanzi tutto di ricavare l'e­poca dell'Esodo, che costituisce l'episodio centrale del Pentateuco. Per il calcolo possiamo basarci sulla genealogia di Davide, che risulta completa e sufficientemente attendi­bile. Essa viene elencata una prima volta nel libro di Rut(4,18-22), bisavola del re, e confermata nei libri successivi.

Dalla lista risulta che fra Giuda, figlio di Giacobbe, e Davide ci sono undici generazioni; in essa figura un per­sonaggio, Nacason figlio di Amminabad, che riveste un ruolo importante nelle vicende dell'Esodo. Egli infatti venne nominato comandante delle truppe di Giuda (Nm. 2,3) subito dopo il primo censimento effettuato da Mosè ai piedi del sacro monte Sinai, “nel primo giorno del se­condo mese del secondo anno dalla loro uscita dall'Egitto(Nm. 1,1). Era anche cognato di Aronne, che aveva sposa­to sua sorella Eliseba (Es. 6,23). Tenuto conto che l'incari­co richiedeva una persona matura, dotata di autorità e ascendente, ma non anziana, dovendo combattere in prima linea coi suoi uomini, Nacason aveva all'epoca un'età verosimilmente intorno ai quarant'anni.

Salmon, figlio di Nacason, non è detto se primogeni­to, nacque forse nel deserto del Sinai e all'epoca della con­quista della Palestina doveva essere ancora un ragazzo. Suo figlio Boaz, stando all'immagine che ne fornisce il libro di Rut(3,7) di uomo facoltoso e autorevole, ma posato e amante della pennichella, quando sposò Rut doveva essere ormai maturo, probabilmente sopra la cinquantina. Da Rut, Boaz ebbe Obed e questi generò Iesse; non sappiamo se figlio unico o con numerosi fratelli maggiori. Davide era l'ottavo figlio maschio di Iesse (1 Sam. 16,10), nato quindi nella tarda età di suo padre, ed anche Salomone nacque quando suo padre non era più giovanissimo (1 Sam. 12,24).

Sulla base delle suddette considerazioni, si può calco­lare con sufficiente approssimazione che tra l'Esodo e la nascita di Salomone siano trascorsi poco più di duecento anni. Poiché sembra abbastanza certo che Salomone sia na­to intorno al 1000 a.C., possiamo concludere con ragionevole confidenza che l'Esodo avvenne verso la fine del seco­lo XIII a.C. A risultati analoghi si perviene sulla base delle genealogie di Saul e Samuele (v. tabella a fig. 2).

Stabilita l'epoca, è facile, sfruttando i numerosi e puntuali riferimenti offerti dalla Bibbia stessa, ricavare la data dell'Esodo con una precisione assai maggiore. L'Egit­to del secolo XIII è dominato, in pratica, da due faraoni sol­tanto: Ramsess II, che regnò per ben sessantasei anni, e suo figlio Merenptah, che regnò per altri nove anni. Gli ultimi sovrani della dinastia XIX furono meteore insignificanti, che regnarono su un Egitto in preda al caos. Questa circo­stanza rende abbastanza agevole e sicura l'identificazione dei sovrani cui fa riferimento la Bibbia in Esodo, che sono in sostanza due soltanto. Il primo fu quello che impiegò gli Ebrei come manodopera di bassa manovalanza nella co­struzione delle città di Pitom e Pi-Ramsess. Il medesimo faraone perseguitò Mosè, costringendolo a fuggire nel Si­nai, presso il madianita Ietro. Sembrerebbe non possano esservi dubbi sul fatto che si tratti proprio di Ramsess II; come vuole una consolidata tradizione, del resto.

In Esodo 2,23 si dice che dopo la morte del faraone che lo aveva perseguitato, e cioè di Ramsess, Mosè rientrò in Egitto e iniziò immediatamente, insieme ad Aronne, a organizzare la fuga di Israele. Data la lentezza dei collega­menti e la complessità dell'impresa, il tutto deve aver ri­chiesto non meno di due o tre anni. Gli Ebrei impiegarono quarantaquattro giorni (Nm. 33,3; Es. 19,1) per andare da Pi-Ramsess al monte Sinai e si fermarono sul posto per po­co meno di un anno (Nm. 10,11).

Poche settimane dopo la partenza dal Sinai, non ap­pena Giosuè fu rientrato dal suo giro di perlustrazione in Palestina, gli Ebrei subirono una grave disfatta ad opera dei Cananei, nei pressi di Cades-Barnea (Nm. 14,45; Dt. 1,44). Per una straordinaria coincidenza, questa disfatta trova un preciso riscontro storico nella “stele d'Israele”, così chiamata perché in essa, per la prima volta nella sto­ria, compare il nome di Israele. In questa stele Merenptah celebra le vittorie conseguite contro i Libici, che nel quar­to anno del suo regno avevano invaso il delta del Nilo. Nella stessa stele elenca anche le vittorie conseguite contro popoli ribelli nella Palestina, che allora faceva ancora parte dell'impero egizio. Merenptah quasi certamente non uscì mai dall'Egitto, per cui si tratta chiaramente di vittorie conseguite da suoi generali o da popoli a lui soggetti, come appunto i Cananei[1].

La vittoria contro Israele avvenne nel quinto anno di regno di Merenptah. Poiché era passato meno di un anno e mezzo dalla partenza degli Ebrei dall'Egitto, quest'ulti­ma deve essere avvenuta nel quarto anno del regno di Me­renptah, o alla fine del terzo.

Apriamo allora un libro di storia antica e andiamo a vedere quando regnarono Ramsess e Merenptah. Qui, pur­troppo, troviamo date contrastanti per la morte di Ram­sess: si va dal 1238 a.C. di J.A. Wilson, storico america­no, al 1224 della scuola di Cambridge, al 1213 di A. Kit­chen. C'è una differenza di venticinque anni. È importan­te notare che la data esatta della morte di Ramsess è l'una o l'altra di queste tre, non una qualsiasi intermedia[2]. L’Esodo degli Ebrei dall'Egitto, in conclusione, deve essere avvenuto o nel 1235 o nel 1221 oppure nel 1210 a.C. I calcoli effettuati sulla base della genealogia di Davide fa­rebbero propendere per quest'ultima data; ma in ogni ca­so la differenza non è rilevante al punto da escludere le al­tre due.

Più che alle date assolute, tuttavia, che, come si è vi­sto, presentano larghi margini di incertezza, conviene ag­ganciarsi alla cronologia egizia, riferendosi agli anni di re­gno dei faraoni. La data dell'Esodo, quindi, viene stabilita con precisione nel quarto anno di regno di Merenptah. Il risultato conseguito è importante, perché a questa data possiamo ancorare l'intera cronologia del Pentateuco e in particolare quella relativa ai patriarchi, agganciandoci alla cronologia egizia, che per questo periodo è abbastanza pre­cisa e attendibile.

Fra Abramo e l'Esodo il numero di generazioni è li­mitato e viene ribadito numerose volte per i personaggi più disparati, consentendo controlli incrociati. Inoltre le indi­cazioni sulle età dei vari personaggi all'epoca dei fatti di cui furono protagonisti sono sufficientemente numerose e precise per consentire di ricostruire i tempi con un notevo­le grado di affidabilità e approssimazione.

Possiamo ricavare una prima ricostruzione dei tempi da un veloce esame delle vicende intercorse fra Abramo e l'Esodo, salvo ritornare sull'argomento in seguito con mag­giore approfondimento. Quando arrivò in Palestina, Sara, moglie e sorella di Abramo (Gn. 20,12-13), era nel fiore della gioventù, molto bella e desiderabile. Il suo primo ed unico figlio lo partorì esattamente venticinque anni dopo, quando ormai le erano cessate le mestruazioni, nell'età del­la menopausa (Gn. 18,11): diciamo a quarantacinque anni. Abramo, più vecchio di lei di dieci anni (Gn. 17,17), era, quindi, intorno ai cinquantacinque.

Isacco può darsi che si sia sposato un po' tardi, per quei tempi, ma in ogni caso Esaù e Giacobbe gli dovrebbe­ro essere nati prima dei trent'anni. Giacobbe, intorno ai venti, tornò in Mesopotamia, dove sposò due sue cugine con rispettive ancelle, da cui ebbe in rapida successione i suoi dodici figli.

Fra questi seguiamo quello i cui discendenti ebbero il peso maggiore nelle vicende dell'Esodo, Levi. Quando nac­que, a Harran, suo padre doveva essere al più tardi sulla trentina. A quarant'anni (Gn. 31,41) Giacobbe tornò in Palestina con tutta la famiglia. Qui Levi si sposò e mise al mondo dei figli, il secondo dei quali si chiamava Cheat; quando nacque, Levi poteva essere sui trent'anni. Giacob­be si trasferì in Egitto quando Cheat non era ancora adul­to. Il primo figlio di Cheat fu Amram, nato in Egitto; e il primogenito di Amram era quell'Aronne che avrebbe avu­to un ruolo di primo piano nell'Esodo. Quando partì dall'Egitto Aronne era già nonno, perché il suo terzo figlio, Eleazaro, aveva già messo al mondo Fineas (Es. 6,14-27; Nm. 26,58-60; eccetera).

Fatti i debiti conti, si trova che Abramo partì da Har­ran diretto in Palestina all'incirca duecentotrenta anni pri­ma dell'Esodo, con un margine di errore che non dovrebbe superare i venti anni. Egli nacque, quindi, nella prima me­tà del secolo XV o al massimo alla fine del XVI, quando in Egitto regnava la dinastia XVIII.

Gli stessi risultati si ottengono sulla base della genea­logia di un qualsiasi altro personaggio del Pentateuco (v. tabelle a figg. 1, 2). La conclusione cui siamo giunti circa il periodo storico in cui visse Abramo, pertanto, deve ritenersi certa; proporre date anteriori, com'è l'attuale tenden­za, significa disarticolare il racconto biblico, togliendogli ogni credibilità.



[1] Letteratura e Poesia dell'Antico Egitto, a cura di E. Bresciani, Einaudi, Torino 1969, p. 277.
ADalla stele di Israele: “Gran gioia è venuta in Egitto, giubilo esce dalla città di Tomeri; parlano della vittoria che Merenptah ha riportato fra i Libici...". “I re sono abbattuti e dicono "Salam.". Nessuno tiene alta la testa fra i Nove Archi; la Libia è devastata; Kheta è pacificata; Canaan è depredata con ogni male; Ascalon è deportata; Geser è conquistata; Ionoam è ridotta come ciò che non esiste; Israele è desolato, non c'è più il suo seme. La Palestina è divenu­ta vedova per l'Egitto: tutte quante le terre sono pacificate, chi era turbolento è stato legato dal re Merenptah, sia egli dotato di vita come Ra, ogni giorno”.

[2] F. Cimmino, Ramesses II  il Grande, Rusconi, Milano 1984, p. 320.
“Contrariamente al nostro calendario, che inizia a numerare gli anni da un punto zero, cioè dalla nascita di Gesù Cristo, quello egizio appare assai poco pratico ai fini di una cronologia storica. Gli Egizi, infatti, contavano gli anni separatamente per ogni faraone; così noi sappiamo che un certo evento ebbe luo­go nel tale anno di regno di un certo faraone ma, non potendo disporre di una lista di successione certa e attendibile, molto spesso abbiamo una visione fram­mentaria e lacunosa degli eventi accaduti durante il regno di un determinato so­vrano, e non una visione storica nel suo insieme. Per quanto riguarda il regno di Ramesses II, gli studiosi sono divisi fra due date abbastanza precise: l'intronizza­zione sarebbe avvenuta nel 1290 oppure nel 1304 a.C. I complicati calcoli sono stati effettuati in base a una data lunare riferita al 52.mo anno di regno del faraone e allo studio su testi cuneiformi nei regni dell'Asia Anteriore. Nonostante gli stu­di accurati finora compiuti è peraltro difficile prender partito su tale questione, che potrà essere chiarita soltanto dal ritrovamento di nuove fonti ”.